BULLISMO IN SCENA: ATTORI E SPETTATORI DEL FENOMENO

Il bullismo è un fenomeno sociale diffuso che si manifesta attraverso comportamenti aggressivi, di natura fisica o verbale, da parte di una o più persone a danno di altre, spesso fragili e indifese.

Nell’articolo precedente abbiamo affrontato il tema presentando il profilo dei bulli, di norma ragazzi popolari, forti, impulsivi, con difficoltà nel controllo delle emozioni.

Vogliamo parlare in questo articolo degli altri attori coinvolti nel fenomeno del bullismo, ovvero la vittima e gli spettatori.

La vittima di norma appare fragile al bullo, pertanto vulnerabile, obiettivo facile perché portatore di qualche diversità: può essere un ragazzo solo e pertanto non facilmente aiutato da amici, può provenire da un altro paese, oppure ha ancora un fisico da bambino.

Alcuni studi indicano che è possibile riscontrare tratti di personalità comuni nelle vittime di bullismo:

  • bassa autostima;
  •  scarsa capacità di risoluzione dei problemi;
  • scarsa capacità assertiva;
  • passività e sottomissione;
  • difficoltà emotive;
  • sentimenti di solitudine;
  • fobie/paure.

 

Si distinguono due tipi di vittime:

  1. La VITTIMA PASSIVA: è un soggetto tendenzialmente calmo e non provocatorio, sensibile e contrario all’uso della violenza; se maschio, più debole fisicamente rispetto alla media dei pari. Manifesta un “modello reattivo ansioso o sottomesso” che segnala ai bulli la sua insicurezza, passività e difficoltà a reagire (Olweus, 1993). Solitamente più ansioso ed insicuro dei pari; se attaccato, reagisce chiudendosi.
    2. La VITTIMA PROVOCATRICE: è un ragazzo che con il suo comportamento irrequieto e irritante provoca e spesso contrattacca. Tale categoria è sovrapponibile a quella dei “bulli vittima”, ossia quei soggetti che mostrano punteggi superiori alla norma sia per la vittimizzazione che per il bullismo, in quanto, oltre ad agire la prepotenza, la subiscono.

E cosa vive la vittima nel suo mondo interno?

La vittima di bullismo può provare sentimenti di rabbia verso i compagni di classe o verso gli adulti che, se ignari del problema non reagiscono, oppure in altri casi tendono a sottovalutare la gravità del fenomeno, attribuendo alla vittima stessa la responsabilità di tali episodi. Questo può innescare nella vittima senso di colpa e rabbia verso se stessi, perché finiscono per sentirsi inadeguati o perchè incapaci di difendersi.

Il malessere della vittima può accompagnarsi a vergogna: a volte infatti le vittime finiscono per credere di essere proprio come i bulli li dipingono, ad esempio brutti, “sfigati”, diversi. Spesso non raccontano le ingiustizie subìte per timore di deludere o far preoccupare i genitori.

La vittima convive con la paura: ricordiamo che il bullismo si definisce per la ripetitività di vessazioni e comportamenti discriminatori che durano nel tempo.

Per poter intervenire sul fenomeno, oltre alla prevenzione, è importante saper riconoscere i segnali d’allarme. Attenzione quindi se osservando i vostri ragazzi notate:

  • vestiti stracciati o sgualciti, libri o oggetti rovinati;
  • lividi, ferite, tagli e graffi per i quali il ragazzo o la ragazza non riesce a fornire una spiegazione;
  • non invita a casa i compagni o i coetanei e raramente trascorre del tempo con loro;
  • smette di andare su Internet o controlla i propri profili sui social network in continuazione;
  • rifiuto di andare a scuola, negli altri luoghi di aggregazione che prima frequentava abitualmente;
  • frequenti mal di stomaco o mal di testa prima di andare nei luoghi di aggregazione dove gli episodi avvengono (scuola, palestra…);
  • calo del rendimento scolastico;
  • sbalzi di umore, facilità di irritazione o scatti d’ira;
  • richieste di denaro in casa difficilmente giustificati.

 

Spazio ora agli spettatori: apparentemente dietro le quinte sono anch’essi attori coinvolti nel fenomeno, testimoni diretti di vessazioni o semplicemente a conoscenza di fatti.

Gli spettatori hanno un ruolo molto importante: oltre a favorire il bullismo possono anche intervenire a difesa delle vittime.

Gli spettatori nella maggior parte dei casi non intervengono per la paura di diventare a loro volta nuove vittime del bullo o per semplice indifferenza. In questi casi parliamo di spettatori neutrali.

Ci riferiamo ai “gregari” per indicare invece gli amici del bullo, i quali lo sostengono e possono eseguire azioni aggressive commissionate dal bullo. Sostenere il bullo consente agli spettatori un’identificazione con l’aggressore e un rispecchiamento con gli aspetti del bullo considerati forti e potenti del bullo.

Fortunatamente troviamo anche i difensori della vittima che segnalano gli episodi agli adulti di riferimento garantendo l’anonimato, oppure ragazzi carismatici, empatici, capaci di sostenere un senso di giustizia, nella maggior parte dei casi denunciano in gruppo.

E’ importante trasmettere ai ragazzi il senso di responsabilità, promuovere comportamenti cooperativi ed empatici. Rinforzare il loro senso di giustizia e la fiducia nell’altro può insegnare ai ragazzi che chiedere aiuto o denunciare non significa cedere ma avere coraggio.

Ai genitori consigliamo di prestare attenzione ai segnali di malessere dei figli, accogliendo eventuali richieste di aiuto, creando un clima nel quale i ragazzi possano sentirsi accolti, compresi e liberi di esprimersi. È importante promuovere comportamenti relazionali positivi in famiglia: i modelli educativi più funzionali sono quelli che si fondano sull’accettazione, l’ascolto, la valorizzazione e il rispetto per l’altro, l’empatia e la collaborazione.

Ultimo ma non meno importante, favorire un’alleanza costruttiva e significativa tra famiglia e scuola, al fine di promuovere un esempio adulto di collaborazione e condivisione.