…E AL BULLO CHI CI PENSA?

Il bullismo è un fenomeno sociale di interesse pubblico, diffuso e in espansione, oggetto di ricerca e intervento. Con il termine bullismo intendiamo una serie di azioni di prevaricazione e oppressione psicologica, verbale o fisica, perpetrata nel tempo da parte di una o più persone nei confronti di un’altra percepita come più debole e indifesa.

Caratteristiche tipiche del fenomeno sono (Olweus, 1999; Menesini, 2000):

  • l’intenzionalità di offendere o arrecare danno;
  • la persistenza nel tempo, ripetitività, comportamenti di prepotenza protratti nel tempo;
  • l’asimmetria nella relazione tra il bullo che agisce e la vittima (la diseguaglianza si configura su elementi quali ad esempio età, forza, genere e popolarità);
  • la difficoltà della vittima di difendersi, è isolata e/o teme vendette del bullo;
  • modalità con cui viene agito: si parla infatti di bullismo diretto (modalità fisiche o verbali, ad esempio botte, pugni, calci, offese e minacce) o bullismo indiretto (sul piano psicologico, ad esempio l’esclusione e la diffamazione).

Quando parliamo di bullismo tre sono i protagonisti coinvolti: la vittima, il bullo e gli spettatori. Si tende spesso a porre in primo piano le vittime per aiutarle a difendersi e fronteggiare eventuali “prese di mira”.

Con questo quesito intendiamo presentarvi il profilo del bullo e scardinare alcuni luoghi comuni.

L’immagine diffusa del bullo è quella di ragazzo “grande e grosso”, pertanto fisicamente più forte, sfrontato e prepotente, senza paura… il bullo si sente un leader, ma presenta tutte le caratteristiche opposte tipiche della leadership:

  • mancanza di empatia, cioè l’incapacità di mettersi nei panni dell’altro, sottovalutando di conseguenza l’effetto delle proprie prevaricazioni.
  • incapacità di controllare gli impulsi e di riconoscere le proprie emozioni
  • incapacità di accettare regole e limiti
  • apparente sicurezza in se stessi
  • ostilità nei confronti di adulti e coetanei.

Uniti a questi si possono rintracciare scarso rendimento scolastico, uso di sostanze, devianza.
Si riscontrano tre tipologie di bullo:

  • IL BULLO DOMINANTE. È un ragazzo, per lo più maschio, più forte fisicamente o psicologicamente rispetto ai compagni. Ha un’alta autostima, manifesta un atteggiamento favorevole alla violenza giustificando le sue prevaricazioni e mostrandosi scarsamente empatico verso la vittima. Può essere aggressivo sia coi coetanei che con figure adulte. Oltre a prendere l’iniziativa nell’aggredire la vittima, istiga gli altri a farlo.
  • IL BULLO GREGARIO. Più ansioso e insicuro rispetto al bullo dominante, presenta spesso difficoltà di rendimento. Meno popolare del bullo dominante, risulta essere aiutante o il sostenitore del bullo: ciò rinforza il suo senso di identità o permette di affermarsi all’interno del gruppo.
  • IL BULLO VITTIMA (definito anche vittima aggressiva o provocatrice). Pur subendo le prepotenze, mostra uno stile di interazione reattivo ed aggressivo (Olweus, 1993). Spesso è un soggetto emotivo, irritabile e con difficoltà di controllo delle emozioni; ha atteggiamenti iper reattivi e provocatori. Il suo comportamento agitato, accompagnato spesso da difficoltà cognitive e attentive, innesca facilmente un circolo vizioso di conflittualità. È molto impopolare tra i pari e proviene da contesti familiari coercitivi e conflittuali.

Vi siete mai domandati perché il bullo agisce spesso in gruppo?

Analizzando i significati profondi e sottostanti i comportamenti del bullo possiamo considerarlo come un individuo fondamentalmente insicuro, insoddisfatto, che compensa un senso profondo di inadeguatezza attraverso azioni violente contro gli altri.  Agire potere sulle vittime consente al bullo di affermarsi all’interno del gruppo con la forza, riscuotendo successo e rispetto.

Prepotenza e supremazia su individui apparentemente più fragili o indifesi, parallelamente alle conferme ricevute dai gregari (cioè individui che sostengono il bullo), consente al bullo di ricevere rinforzi ad un’identità altrimenti fragile e insicura.

Insomma il bullo è tutt’altro che forte, potente e invincibile! Vi lasciamo così una riflessione aperta: siamo sicuri che le vittime siano i soli protagonisti del bullismo ad avere bisogno di aiuto?